Siamo nel 1980 e Hollywood è ancora ubriaca del successo di “Guerre Stellari”. Stanley Donen — il maestro di “Cantando sotto la pioggia” — si avventura nello spazio profondo con “Saturn 3”, un thriller di fantascienza claustrofobico e ambizioso che mette insieme tre facce indimenticabili: Kirk Douglas, atletico e spavaldo come se gli anni fossero una faccenda degli altri, una Farrah Fawcett luminosa e sottoutilizzata, e un Harvey Keitel inquietante come solo lui sa essere. Su una stazione orbitante attorno a Saturno, l’arrivo di un robot gigantesco e di un uomo corrotto fino al midollo trasforma un eden scientifico in un incubo di metallo e ossessione. Un film imperfetto, figlio del suo tempo, che scimmiotta forse troppo i suoi modelli illustri — ma che non annoia e regala qualche autentico brivido.