Un guerriero muore, e il suo segreto deve restargli accanto fino alla tomba. Per questo i suoi generali scelgono un sosia, un ladro qualunque, e lo costringono a vivere nei panni di un signore che non è mai stato.
Akira Kurosawa firma “Kagemusha - L’ombra del guerriero” nel 1980, insieme a Masato Ide, uno dei suoi affreschi più maestosi sul potere come pura messa in scena, con il fondamentale aiuto produttivo di Francis Ford Coppola e George Lucas, senza i quali il film forse non avrebbe mai visto la luce.
Tatsuya Nakadai è straordinario nel doppio ruolo che lo costringe a perdersi pian piano in un’identità non sua, mentre la fotografia trasforma ogni inquadratura in un dipinto degno dei musei. Un capolavoro crepuscolare, premiato a Cannes, che apre la strada al testamento artistico definitivo del regista: “Ran”.
Oggi ve ne parlo qui, su La Foglia d’Acanto.